STORIA DEL MUSEO

La collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia comprende gran parte delle opere acquistate da Enrico di Borbone negli ultimi decenni del XIX secolo, durante il suo viaggio in Estremo Oriente (1887-1889).
Allestita al secondo piano di Palazzo Vendramin Calergi, nel 1907 la collezione passò alla ditta austriaca Trau che ne iniziò la vendita sino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Dopo il conflitto la raccolta fu incamerata dallo Stato italiano in conto riparazione danni di guerra.
Tra il 1925 e il 1928 Nino Barbantini allestì il primo Museo d’Arte Orientale statale, all’ultimo piano di Ca’ Pesaro.
Nelle 7 sale dedicate al Giappone si ammirano oggi armi ed armature da parata appartenute ai signori feudali del Periodo Edo (1603-1868), selle e staffe in lacca, una rara portantina per dama, dipinti su carta e seta, abiti in seta dai preziosi ricami. Ben due sale sono dedicate a oggetti in lacca provenienti da corredi di nozze di ricche famiglie aristocratiche realizzati con la tecnica del makie, la lacca dorata. Gli strumenti musicali sono eccellenti pezzi artistici usati per l’esecuzione dei principali generi di musica tradizionale giapponese. Le opere appartengono prevalentemente al Periodo Edo (dal nome della capitale, Edo, l’odierna Tokyo) o Tokugawa, dal nome della casata shogunale che resse le sorti del paese per oltre duecentocinquanta anni garantendo all’arcipelago un periodo di relativa pace, caratterizzato da un quasi completo isolamento. Non mancano opere più antiche, come una coppia di statue lignee del periodo Kamakura (1185-1333), o lame del periodo Muromachi (1392-1568).
La sezione cinese espone giade e porcellane di diverse manifatture e un prezioso rotolo dipinto.
Nella sala dedicata al sudest asiatico si trovano argenti e porcellane thailandesi, manufatti in lacca birmana, rari kris, tessuti batik e marionette in cuoio del wayang, il teatro delle ombre indonesiano.
Alcune opere della collezione sono esposte a rotazione mentre altre come xilografie, altari buddhisti, vesti e dipinti cinesi e giapponesi o mobili, sono collocate in deposito per motivi conservativi e di spazio.